INTERVISTA AD ALBATROS SUL PROGETTO BORN

Vi proponiamo l’intervista realizzata da Francesca Giacometti a Michele Caldonazzi e Claudio Torboli, gli esperti di Albatros (http://www.albatros.tn.it/it/) coinvolti nel progetto “BORN – Borderless Nature” tra Kosovo e Montenegro.

Per avere maggiori informazioni su BORN: http://www.trentinobalcani.eu/al-via-il-progetto-bordeless-nature-natura-senza-confini-tra-kosovo-e-montenegro/



Un naturalista è fondamentalmente una persona curiosa” così descrive la propria professione Michele Caldonazzi, membro del team Albatros.

In questi giorni la società Albatros di Trento sarà in Kosovo per presentare uno studio riguardo la rete ecologica transfrontaliera creatasi tra Kosovo e Montenegro grazie al progetto BorN.

Di seguito un intervista per capire meglio chi fa parte di Albatros, quali sono le loro passioni e quale il loro rapporto con l’area balcanica in cui lavorano insieme ad ATB.

Gli intervistati sono Michele Caldonazzi e Claudio Torboli, entrambi naturalisti che si occupano di ricerca in campo ambientale, valutazioni e dati di divulgazione in campo naturalistico.

Eravate mai stati nei Balcani prima di questa opportunità di lavoro?

M: Per piacere ero stato in Croazia, lungo la costa.

C: io non ero mai stato nei Balcani.

Cosa vi ha colpito di più dell’area in cui state lavorando (Kosovo, Montenegro)? E cosa vi aspettavate prima di partire?

M: Buona domanda! Dal punto di vista naturalistico è una zona molto ricca, piena di luci e ombre, con una natura ancora relativamente selvaggia per certi aspetti, soprattutto in montagna. Dal punto di vista delle presenze umane ci sono ampi margini di miglioramento riguardo la gestione dell’ambiente naturale.

Dal punto di vista umano invece l’impressione è assolutamente positiva, abbiamo trovato cordialità, amicizia, interesse, disponibilità da parte di tutte le persone con le quali sono entrato in contatto.

C: Accanto a questi aspetti di cordialità e di un buon gruppo di lavoro con cui ci siamo trovati particolarmente bene, sicuramente la cosa che salta all’occhio sono gli aspetti naturalistici, sarà un difetto professionale comunque sono rimasto molto colpito dalla bellezza dei posti e delle potenzialità dal punto di vista naturalistico.

Avete trovato qualche specie animale o vegetale che vi ha colpito o non vi aspettavate?

M: Diciamo che sono presenti tutta una serie di specie, senza scendere in particolari tecnici, che da noi sono rare e inconsuete mentre da loro, pensando alle zone di bassa montagna o compagna, è presente ancora una struttura ambientale di tipo estensivo che da noi non c’è più e che accoglie animali che da noi sono, ripeto, rari o scomparsi. Poi la presenza di specie che ancora non abbiamo visto come la lince balcanica o il lupo che sicuramente costituiscono un elemento di emergenza naturale di primo livello.

C: accanto a specie che da noi sono molto più rare e invece nei Balcani si vedono con molta più frequenza, a me ha particolarmente colpito la ricchezza della fauna legata ai pipistrelli, abbiamo avuto modo di analizzare un paio di grotte dove ci sono numeri abbastanza consistenti che da noi non sono più una realtà tanto facile da osservare.

Quale sarà quindi l’utilizzo scientifico del lavoro che state facendo?

M: l’uso sarà rivolto essenzialmente alla costituzione della rete ecologica transfrontaliera. Questi dati dovrebbero diventare l’analisi di partenza per andare ad implementare e meglio definire anche nei prossimi anni la rete ecologica, che è un punto di partenza di certo non un punto di arrivo, e la raccolta, soprattutto da parte degli stakeholders montenegrini e albanesi, di ulteriori dati servirà a dare maggior avvallo scientifico alle scelte gestionali legate alla rete ecologica.

Questo progetto vi ha portato numerose soddisfazioni mi pare di capire.

C: Certo che si. Come tutte le indagini in campagna, laddove si ha la possibilità di raccogliere dei dati che abbiano in futuro una simile valenza, è sempre una cosa molto affascinante e accattivante. La raccolta di dati finalizzati a ipotizzare una gestione futura del territorio è sempre uno degli aspetti più simpatici e gratificanti dal punto di vista professionale.

M: Un naturalista è fondamentalmente una persona curiosa e andare alla scoperta di cose nuove dal punto di vista del paesaggio, dell’ambiente, degli habitat, degli animali è una fra le cose che naturalmente danno maggior soddisfazione e che sono più in linea con le aspettative che uno si pone quando sceglie questo tipo di professione.

Quindi quello che vi aspettavate dal progetto e quello che avete realizzato combaciano?

C: Direi proprio di si le nostre aspettative sono state ripagate dalla nostra attività.

M: Concordo anche io, direi che è assolutamente positivo il bilancio sul progetto, così come è stato portato avanti finora.

Cos’è per voi Albatros in 3 parole?

M: Ricerca, quindi studi su animali, piante ed ecosistemi. Attività gestionali, quindi indagini su quelli che son piani di gestione e modalità di conduzione di un ambiente naturale. Divulgazione, cioè portare a conoscenza delle persone, attraverso conferenze, visite guidate e pubblicazioni, quelle che sono le bellezze, le emergenze e le caratteristiche del territorio naturale.

C: Accanto a queste tre definizioni molto tecniche, ci potremmo mettere amicizia in quanto siamo tutti amici e Albatros è nato da un gruppo di amici. La passione, che ci porta a fare un lavoro un po’ particolare che cerchiamo di fare al meglio. Infine la curiosità, che ci spinge tutti i giorni a svolgere al meglio la nostra professione.