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Programma Talete

Il programma TALETE, sviluppato dall’Università di Trento e il Centro per la Formazione alla Solida­rietà Internazionale, è un percorso formativo professionalmente qualificante parallelo e complementare alla formazione curricolare orientato con un’apertura alla dimensione internazionale e al mondo della cooperazione.

Attualmente l’Associazione Trentino con i Balcani Onlus sta collaborando alla realizzazione del progetto di tesi di due studentesse dell’Università di Trento, all’interno del programma Talete.

Francesca Benci, studentessa di Ingegneria Ambientale, sarà a Peje/Peć (Kosovo) per tre mesi per uno studio di fattibilità sulla costruzione di impianti di depurazione delle acque reflue in Val Rugova, al fine di migliorare le condizioni di vita degli abitanti dei villaggi più lontani dal centro abitato.

Mentre, Georgiana Ciot, studentessa di Sociologia, è a Kragujevac (Serbia) per condurre uno studio di fattibilità per la creazione di un’impresa sociale che possa garantire la sostenibilità all’Associazione LUNA e al contempo favorire l’integrazione socio-economica dei suoi membri (utenti del servizio di salute mentale).

Vi riportiamo qui sotto l’intervista fatta dalla nostra servizio civilista Irene Pizzocri a Francesca Benci, che da quasi un mese è a Peje per il suo progetto di tesi grazie al Programma Talete e al supporto dell’Associazione Trentino con i Balcani Onlus.

Come prima domanda ti chiedo di presentarti!

Mi chiamo Francesca Benci, ho quasi 26 anni e sono originaria di Treviso, ma vivo a Trento da diversi anni. Per essere esatta, dal 2010 mi sono trasferita a Trento per iniziare la Laurea Triennale in In­gegneria per l’Ambiente e il Territorio.
Nel 2012 mi sono trasferita a Nantes, in Francia, per la doppia laurea e dopo due anni sono ritornata a Trento per la Magistrale. Qui ho studiato sempre Ingegneria per l’Ambiente e il Territo­rio con specializzazione in “Progettazione integrata per l’Ambiente e il Territorio in contesti di Coo­perazione Internazionale”.

Come hai conosciuto il Programma Talete e perché hai scelto di fare domanda?

Molto semplicemente ho conosciuto il Programma perché i professori Bezzi e Zolezzi, del mio Corso di Laurea, ne sono i promotori per Ingegneria e ce ne hanno parlato durante un corso chiamato stage di progetto, inoltre abbiamo ricevuto tutti (ad ingegneria e sociologia) una mail che presentava e spiegava il Programma.

Personalmente mi sono iscritta ad Ingegneria ambientale spinta dall’idea di uno sviluppo che non debba comportare per forza il deturpamento dell’ambiente, soprattutto in contesti in via di sviluppo che rischiano di fare grossi errori a livello ambientale come abbiamo fatto noi.
Per questi motivi, negli ultimi anni ho pensato che lavorare nella cooperazione internazionale po­tesse interessarmi e ho visto in Talete una possibilità per iniziare a conoscere il contesto e per ac­quisire maggiori competenze e conoscenze in merito.

In cosa consiste il tuo progetto di tesi? Come è nato?

E’ nato con l’essere venuta a parlare con l’Associazione Trentino con i Balcani. Io ero interessata a fare una tesi nell’ambito del trattamento delle acque reflue in un contesto di sviluppo e dopo un confronto con il prof. Bezzi abbiamo organizzato un incontro con ATB.
Loro mi hanno parlato di questo studio di fattibilità fatto da TING Group in Val Rugova, poi con il prof. Andreottola, che è il mio relatore di tesi, lo abbiamo analizzato e abbiamo pensato a come poteva essere arricchito e completato.
Abbiamo deciso di fare uno studio comparato, in quanto quello di TING Group concerne la parte su­periore della Val Rugova; il mio studio invece si concentra sulla parte inferiore (intesa non in senso altimetrico ma come vicinanza/lontananza dalla città).

Come ti ho detto in Kosovo non ci sono impianti di trattamento, anche se ci sono molti progetti in corso. Per quanto riguarda Peje, oltre allo studio di fattibilità fatto da TING Group, fino ad ora solo una banca tedesca ha finanziato un impianto di depurazione delle acque per 50 mila abitanti equivalenti, la cui costruzione non è ancora iniziata ma che dovrebbe concludersi entro 5 anni. Lo studio di TING Group è andato a coprire una parte della Val Rugova che il progetto dei tedeschi escludeva (in quanto concentrato in città). Una parte di Val Rugova in cui si trovano alcuni villaggi isolati, rimane ancora esclusa da questi progetti.
Il mio progetto consiste nell’andare a visitare questi villaggi e intervistare la popolazione per capire qual è il sistema migliore per questa parte di Val Rugova e presentare una proposta progettuale, ar­rivando ad ottenere una cifra per il costo e confrontandolo con quello di Ting Group.
Infatti l’impianto di Ting Group è un impianto centralizzato, che porta in un solo punto tutte le acque reflue mentre gli impianti che proporrò io saranno molto più piccoli e dislocati sul territorio e non centralizzati.

Inoltre, se dovesse rimanere del tempo dopo aver fatto questo studio comparato, c’è la possibilità di andare a studiare il trattamento dei fanghi risultanti da questi impianti di trattamento per fare del compostaggio da usare in ambito agricolo.

Il progetto come sta andando? Chi hai incontrato fino ad ora?

Ho avuto la fortuna di conoscere Agim quando ero a Trento che mi ha dato una grossissima mano fornendomi dei documenti e anche qualche contatto. Sono in contatto anche con l’Università di Pristina e con lo staff dell’ufficio di ATB qui a Peje.
Mi sono innanzitutto dedicata allo studio dei vari documenti e all’analisi del contesto. Poi ho fatto diversi sopralluoghi in Val Rugova, 4 o 5 volte, e ho scritto anche un sondaggio per capire la situazione ambientale, soprattutto a livello di acque reflue.
Diciamo che fino ad ora sono rimasta nella fase conoscitiva, le interviste mi stanno aiutando molto a capire la situazione e la sensibilità locale nei confronti dell’ambiente. I sopralluoghi che ho fatto stati molto utili e tra i villaggi che mi interessano me ne mancano solo due, per cui sono a buon punto.

Da adesso inizia la fase progettuale, ovvero la definizione della soluzione migliore e andarla a dimensionare, calcolando un costo degli impianti.

Sono emersi punti interessanti o difficoltà che non avevi previsto?

In parte non prevedevo così tanta difficoltà a fare i sopralluoghi, perché ho sempre bisogno di qualcuno che mi accompagni e a volte ho dovuto aspettare.
Poi una delle difficoltà che avevo già previsto prima di partire è la lingua, ad esempio, non tutti gli ingegneri della compagnia delle acque parlano inglese e chiaramente nemmeno la popolazione nella valle; per cui non posso andare a intervistarli da sola ma ho sempre bisogno di qualcuno che faccia da tramite. E poi in un’intervista, se senti direttamente la risposta è un conto mentre nella traduzione viene automaticamente sintetizzata e perdi alcune parti essenziali.

Mi hanno colpito invece la disponibilità e la gentilezza della popolazione, sia nel volermi aiutare e nel voler condividere con me…mi ha stupito positivamente.
Anche solo la disponibilità nel fare le interviste, io mi immagino che se qualcuno venisse a casa mia nel week end per farmi delle domande non sarei molto contenta di parlare con lui.
Mentre qui invece assolutamente, ti offrono il caffè e ti raccontano, un popolo con molta voglia di condividere.

Al di là del progetto come ti stai trovando? Cosa ne pensi del Kosovo?

Devo dire che è molto bello qua attorno. Cioè, a parte Prizren, le città che ho visto in Kosovo non sono questa bellezza architettonica anche perché purtroppo le hanno rase al suolo. Però la natura è veramente bella, anche la Val Rugova è stupenda; penso che abbiamo numerose possibilità di sviluppo turistico in futuro. Per ora il turismo è più che altro costituito da kosovari espatriati che tornano a casa per le vacanze.

In futuro ti piacerebbe continuare nel campo della cooperazione internazionale?

Si, anche se non sono sicura che mi piacerebbe fare l’espatriato ovvero colui che segue i progetti in loco. Forse potrei farlo una volta per vedere com’è, però non credo sia la strada. Mi piacerebbe di più fare consulenza, ma è ancora tutto molto confuso nella mia testa; per il momento mi concentro sulla tesi.