PROGRAMMA TALETE – Intervista a Georgiana in Serbia con ATB Onlus

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Programma Talete

Il programma TALETE, sviluppato dall’Università di Trento e il Centro per la Formazione alla Solida­rietà Internazionale, è un percorso formativo professionalmente qualificante parallelo e complementare alla formazione curricolare orientato con un’apertura alla dimensione internazionale e al mondo della cooperazione.

Attualmente l’Associazione Trentino con i Balcani Onlus sta collaborando alla realizzazione del progetto di tesi di due studentesse dell’Università di Trento, all’interno del programma Talete.

Francesca Benci, studentessa di Ingegneria Ambientale, sarà a Peje/Peć (Kosovo) per tre mesi per uno studio di fattibilità sulla costruzione di impianti di depurazione delle acque reflue in Val Rugova, al fine di migliorare le condizioni di vita degli abitanti dei villaggi più lontani dal centro abitato.

Mentre, Georgiana Ciot, studentessa di Sociologia, è a Kragujevac (Serbia) per condurre uno studio di fattibilità per la creazione di un’impresa sociale che possa garantire la sostenibilità all’Associazione LUNA e al contempo favorire l’integrazione socio-economica dei suoi membri (utenti del servizio di salute mentale).

Dopo l’intervista a Francesca Benci pubblicata settimana scorsa, vi riportiamo qui sotto l’intervista fatta dalla nostra servizio civilista Irene Pizzocri a Georgiana, che da più di due settimane è a Kragujevac (in Serbia) per il suo progetto di tesi, grazie al Programma Talete e al supporto dell’Associazione Trentino con i Balcani Onlus.

Come prima domanda ti chiedo di presentarti!

Mi chiamo Georgiana, sono nata il 25 dicembre del 1991 in Romania, a Iaşi. Sono in Italia dal 2003 dove ho abitato a Roma per un anno, poi mi sono trasferita in Val di Non quando facevo le medie; in quinta liceo invece siamo andati a vivere a Trento, credo nel 2011.
Ho studiato Sociologia in Triennale, poi ho fatto un anno di servizio civile a cavallo tra il 2013 e il 2014 pres­so Anffas Trentino Onlus, un’associazione per persone con disabilità e le loro famiglie.
In seguito ho lavorato sempre nell’ambito della disabilità e anche per questo ho deciso di iscrivermi alla ma­gistrale in Metodologia, Organizzazione e Valutazione dei Servizi Sociali, di cui mi manca un esame e la tesi prima di finire.

Come mai hai deciso di partecipare al programma Talete?

Durante il periodo delle selezioni stavo lavorando, ma dal momento che era un contratto a tempo determi­nato ho deciso di partecipare in quanto interessata al programma.

Con il supporto del CFSI ci siamo orientati sui Balcani e il prof. Marco Bezzi ha organizzato un incontro con ATB Onlus; la proposta che mi hanno fatto è stata molto interessante e ho deciso di accettare.
Io nel frattempo avevo deciso di muovermi da sola e avevo trovato un progetto in Romania, però era un’esperienza di impresa sociale già affermata e di cui non condivido alcune logiche, come selezionare gli utenti o essere eccessivamente for profit.

La scelta della Serbia deriva dal lavoro di ATB o avevi già in mente di lavorare nei Balcani?

Nonostante alcuni dibattiti che non includono la Romania come appartenente ai Balcani, ho sempre consi­derato la parte inferiore della Romania come balcanica e per questo motivo mi sono sempre interessata alla regione.
Nel 2010 ho fatto un viaggio in Bosnia – Erzegovina, a Prijedor, dove ho avuto modo di incontrare associazio­ni che svolgono un ottimo lavoro nonostante la scarsità di risorse.
E quindi la proposta di ATB è stata perfetta perché riguardava un’area che mi interessava su un tema che mi è sempre piaciuto.

In cosa consiste il tuo progetto di tesi? Come è nato?

La mia idea era trattare l’impresa sociale per l’inserimento lavorativo, ma non mi ero ancora spinta oltre. Quando mi è stata proposta la ricerca in Serbia ho provato, con l’aiuto del mio relatore il Prof. Borzaga, a strutturare uno studio di fattibilità per verificare se gli utenti dell’Associazione LUNA (associazione di utenti del Centro di Salute Mentale di Kragujevac, gestito dalla dottoressa Suzana Perović) possono creare un’impresa sociale e se sì, come. Infine, bisogna ragionare su quali siano i passaggi da seguire.

Fino ad ora che materiale hai raccolto?

Prima di tutto ho cercato di capire dove mi trovassi, per cui ho svolto uno studio dell’assetto istituzionale in Serbia, per capire se è possibile fare impresa sociale. A tal riguardo, il governo serbo dovrebbe approvare prossimamente una legge nazionale sull’impresa sociale.
In seguito, ho fatto uno studio sui diversi modelli di inserimento lavorativo per persone svantaggiate in modo da capire quello più opportuno da applicare a LUNA. Insieme al prof. Borzaga abbiamo deciso di adot­tare il modello che segue anche EURICSE, che prevede una produzione continuativa di beni e servizi, demo­craticità e coinvolgimento dei diversi stakeholders, partecipazione attiva e l’interesse esplicito di portare be­neficio alla comunità.

Partendo dal fatto che gli utenti di LUNA avevano già espresso la volontà di fare un servizio di catering, ci siamo orientati verso la creazione di un food truck per i passanti della città di Kragujevac. Ci siamo ispirati all’esperienza virtuosa che abbiamo in Trentino, quella di Maya e del suo Ape Bio Bistrot, ed essendo lei bo­sniaca ci piacerebbe coinvolgerla per un training.

Con l’aiuto dello staff di ATB Serbia, Saša e Ilija, di Luna, della Dom Zdravlja e della Municipalità della città di Kragujevac, ho iniziato a mappare possibili clienti, come studenti, lavoratori di banche, ospedali e altri istitu­zioni pubbliche.
Adesso stiamo svolgendo una ricerca di mercato, tramite questionari, per capire chi può essere interessato, a che prodotto e a quale prezzo. In aggiunta vorremmo indagare il livello di stigma legato al fatto che dei ra­gazzi con disabilità gestiranno l’attività. Per il momento la maggioranza delle risposte è positiva, credo più che altro per una questione di desiderabilità sociale, però c’è anche qualche votazione negativa che analiz­zeremo.
Abbiamo distribuito una cinquantina di questionari per le banche e uguale per ospedale e municipalità, e il tasso di risposta è stato molto alto. Manca l’università di Kragujevac e stavamo pensando di coinvolgere al­cuni studenti, partecipanti ai workshop di LUNA, per la diffusione dei questionari.

Il prossimo passo è fare dei colloqui individuali con gli utenti per capire il loro grado di interesse nell’essere coinvolti nell’impresa sociale e in che tipo di attività. Purtroppo, dato che sono un centinaio di utenti, non potremo coinvolgerli tutti e la prossima settimana ne individueremo una ventina, tra cui ne selezioneremo 10/15.
Dopodiché io tornerò in Italia e avrò un momento di scambio con il prof. Borzaga per valutare la fattibilità e la sostenibilità del modello e al ritorno, a fine agosto, inizierò dei workshop con gli utenti per incoraggiarli e stimolarli.

Sono emersi punti interessanti o difficoltà che non avevi previsto?

Una delle difficoltà che ho incontrato è di tipo culturale: all’inizio sono molto prevenuti e ora che si convin­cono di una cosa passa molto tempo, anche quando c’è una buona idea.
Invece, non mi aspettavo che LUNA avesse uno spazio tutto suo che potrebbe essere adibito ad apparta­mento per poter dare una maggiore autonomia ad alcuni utenti, perché non basta il lavoro per aumentare la loro indipendenza. In questo senso ci sono ancora molti timori nel concedere loro delle autonomie, in quanto arrivano da una società che ha subito tante trasformazioni ed è difficile essere ottimisti. Lo com­prendo, ma credo sia necessario rischiare… a volte.

Erano anche molto prevenuti per i questionari – “ah nessuno ci risponderà” – invece andando di porta in porta siamo riusciti a raggiungere anche due direttori di banca e molte persone che ci hanno fatto i compli­menti per il nostro lavoro, per cui mi sembra un ottimo risultato!
L’unica perplessità che condivido è quella della ricerca dei finanziamenti, ma cerco di essere ottimista.

Al di là del progetto come ti stai trovando? Come ti sembra la Serbia?

La lingua è molto difficile, non riesco a capire niente!
Per il resto le persone mi sembrano molto in gamba. Gli utenti di LUNA sono fantastici! Oggi è arrivato Vlado con una tastiera e si è messo a suonare, e si sono uniti anche due altri ragazzi! Loro sono la motivazione più grande, ero un po’ preoccupata di trovare ragazzi svogliati che non hanno sti­moli, invece no! Sono pieni di risorse e hanno tantissime idee.

In futuro ti piacerebbe lavorare nella cooperazione internazionale?

Mi piacerebbe rimanere nell’ambito dell’imprenditoria sociale, soprattutto di inserimento lavorativo di per­sone svantaggiate. Che siano richiedenti asilo, pazienti psichiatrici… che sia possibile dedicarmi a ciò in Italia o all’estero… è uguale per me!