DAL TRENTINO ALL’ALBANIA: ALLA SCOPERTA DEL PASSATO E LE SFUMATURE DELL’OGGI

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Poche centinaia di chilometri dividono la costa italiana da quella albanese:
due Paesi così vicini dal punto di vista geografico, ma così lontani per cultura e storia.
Un viaggio al di là dell’Adriatico, alla scoperta dell’Albania, un Paese di cui sappiamo molto poco:
un variopinto patchwork tra il moderno e il passato, tra ricchezza e povertà,
chiese cattoliche, cattedrali ortodosse e moschee, visioni rurali e nuovi centri urbani.

Lunedì 1 aprile 2019, un pullman con a bordo 38 studenti e 4 professori del Liceo Da Vinci di Trento accompagnati dall’Associazione Trentino con i Balcani, è partito con destinazione Albania.

Grazie a questo viaggio abbiamo potuto conoscere l’Albania del 2019, quell’Albania sulle cui coste si affollano sempre più turisti, l’Albania dalla natura ancora incontaminata, l’Albania frizzante delle innovazioni culturali e imprenditoriali, l’Albania che cresce, si rinnova, innova, pensa, idea e crea, ma anche l’Albania che sa ricordare, che non dimentica e ci racconta dell’Albania oppressa dal regime di Hoxa, un passato ancora troppo poco conosciuto di questo paese molto vicino a noi (sia a livello geografico che culturale).
Grazie all’incontro con testimoni d’eccezione abbiamo avuto l’occasione di vedere come l’Albania e gli albanesi di oggi stiano rispondendo al loro difficile passato, ricordando ma anche volgendo lo sguardo verso un futuro che vede sempre più albanesi formarsi all’estero e tornare in patria a spendere la propria professionalità.
Abbiamo avuto l’occasione di assaporare l’Albania di oggi: un paese affascinante, con il suo mix di monumenti sovietici, costruzioni musulmane e nuovissimi grattacieli. Abbiamo visitato una Tirana accogliente e cosmopolita, che sta sviluppando una nuova economia con uno sguardo volto verso l’Italia.
Ecco un breve racconto del viaggio, in attesa del reportage pensato e prodotto dagli studenti.

SI PARTE!

1 Aprile –  Appuntamento ore 8.15 davanti alla scuola. Arriviamo e scopriamo che tutti i ragazzi sono già seduti sul pullman, pronti per partire. Dopo un piccolo intoppo (una carta d’identità mancante…controllare sempre i documenti prima di partire!!!) prontamente risolto e ben 12 ore di viaggio, siamo approdati al porto di Bari, dove, carte di identità alla mano, abbiamo attraversato la frontiera per poi imbarcarci sul traghetto alla volta di Durazzo.

GIORNO 1

La mattina del 2 aprile, eccoci arrivati! Lo skyline di Durazzo è lì davanti a noi e ci attende con i suoi palazzoni che sembrano voler rubare spazio al mare, costruiti direttamente sulla spiaggia.
Un altro passaggio in dogana ed eccoci mettere piede finalmente su questa terra, pronti per un viaggio alla scoperta dell’Albania, un Paese di cui sappiamo molto poco: un variopinto patchwork tra il moderno e il passato, tra ricchezza e povertà, chiese cattoliche, cattedrali ortodosse e moschee, visioni rurali e nuovi centri urbani.
Il primo giorno lo passiamo passeggiando per la capitale Tirana e visitando i suoi luoghi simbolo. Dopo il pranzo al mercato di Tregu çam, accompagnati dalla nostra guida d’eccezione e collaboratore locale di Trentino con i Balcani – Luigi Gjergji, percorriamo il Boulevard Deshmoret e Kombit, passando per il Palazzo della Cultura, il teatro dell’opera, la biblioteca nazionale e la Piramide davanti alla quale si trova la Campana della Pace – fatta con i proiettili usati durante i disordini del 1997 che alcuni ragazzi, saltando e toccandone il batacchio, riescono a far suonare. Passiamo davanti al palazzo del Primo Ministro fino a raggiungere la Piazza Madre Teresa e l’Università di Tirana per poi raggiungere e fermarci per una pausa al Parku i Mahd. Nel percorso di ritorno passiamo davanti al palazzo presidenziale, visitiamo il quartiere Blloku (zona protetta in cui durante il regime vivevano le famiglie dei leader comunisti) e concludiamo il tour in Piazza Skenderbeg.

GIORNO 2

Il secondo giorno è dedicato ad un tentativo di assaggio dell’Albania durante il regime comunista, dalla vita dell’élite politica, alla paranoie del Leader Hoxa fino a cercare di capire, anche solo in minima parte, come fosse difficile la vita quotidiana per la popolazione. Le visite guidate al Bunk’Art 1 e alla House of leaves sono stati un’occasione di avvicinamento/tentativo di comprensione alla/della mente di Enver Hoxha e ai grandi segreti del suo regime, che per 50 anni ha soffocato e stretto in una morsa di ferro la popolazione albanese. L’incontro con Fatos Lubonja, scrittore, analista politico e dissidente albanese, ci ha aiutato a calarci in una quotidianità per noi oggi impensabile, una quotidianità che non permetteva di essere se stessi e di esprimere le proprie idee. Ci ha accompagnato inoltre, grazie alla sua capacità di coinvolgere e di parlare schiettamente e in maniera diretta e concreta, in un viaggio nell’Albania di oggi, con le sue criticità che rischiano di compromettere un suo sviluppo armonico e democratico ma raccontandoci anche delle sue potenzialità e di come oggi l’Albania possa raccontare anche molti aspetti positivi di sviluppo del Paese e dei suoi cittadini.

GIORNO 3

Il terzo giorno, 4 aprile, abbiamo attraversato l’Albania verso nord, direzione Scutari. Qui siamo stati accolti dai volontari di Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, con cui ATB collabora dai tempi dell’intervento umanitario in Kosovo del 2001.
Accompagnati da Giulia, Tommaso, Pietro e Sandro, abbiamo visitato la città di Scutari e i luoghi di interesse storico e sociale: il Museo Marubi, il Museo della Testimonianza, la Chiesa Ortodossa, la Casa Tipica Ottomana, il mercato e la periferia della città, la zona pedonale, il Museo delle Clarisse. Il pomeriggio è stato dedicato a un approfondito racconto delle attività quotidiane promosse da Operazione Colomba per arginare il fenomeno delle vendette di sangue nel nord dell’Albania e della Campagna “Kundër Gjakmarrjes” per sensibilizzare la società civile sullo sradicamento del fenomeno delle vendette di sangue.
Sulla strada di ritorno ci siamo fermati al presidio slow food Mrizi i Zanave, guidato dallo chef Altin Prenga, che, insieme al fratello Anton dopo aver vissuto e lavorato in Italia, è tornato in Albania per concretizzare il suo sogno di aprire un agriturismo tradizionale nel suo paesino di origine. Mrizi i Zanave è basato sulla valorizzazione delle piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire e sulla trasformazione di queste in spettacolari piatti di alta cucina. Questo progetto coinvolge circa 300 piccoli produttori locali che conferiscono all’azienda i propri prodotti andando oltre quindi alla produzione di sussistenza.

GIORNO 4

Venerdì, ultimo giorno in Albania, ci siamo diretti verso Kruja, per visitare la fortezza/museo, conosciuta come la città di Skanderbeg, eroe del popolo e della storia albanese e centro della resistenza contro l’impero ottomano, nel 16° secolo. Dopo il museo, un breve stop al bazar, uno degli ultimi mercati di epoca ottomana scampato dalla totale distruzione all’epoca del regime di Hoxha e delle sue campagne di eliminazione dei simboli dell’Albania pre-comunista.
Ci dirigiamo poi verso Durazzo, dove visitiamo il centro della città e ci soffermiamo sul lungomare, quel lungomare tristemente famoso e da dove partirono le navi cariche di migranti albanesi dirette in Italia negli anni ’90, ora famosa località turistica che negli ultimi anni ha visto crescere in maniera esponenziale la presenza di turisti, tra cui molti visitatori italiani.

Dopo i controlli di routine in dogana ci sediamo per aspettare la nostra nave, che arriva e riparte con più di 3 ore di ritardo. Nonostante il mare mosso, arriviamo a Bari in perfetto orario. Un ultimo controllo in dogana prima di mettere piede su suolo italiano e via di corsa in centro a Bari vecchia per fare il pieno di focaccia barese per il viaggio di ritorno.
Dopo 12 ore di pullman eccoci di nuovo a Trento, stanchi ma contenti di aver avuto l’occasione di visitare un pezzo d’Europa ancora poco conosciuto e di aver capito (anche solo superficialmente) cosa spingeva quelle migliaia di migranti a mollare tutto (casa, famiglia, amici) e scappare, rischiando la vita, verso l’Italia.
Un’esperienza che ci fa riflettere sugli effetti devastanti che processi politici non democratici possono causare sulla vita, sui diritti e sulle libertà delle persone. Un’occasione per i ragazzi per capire che libertà e garanzia dei diritti civili e umani non sono sempre dati per scontati e sono un importante valore da preservare per se e per gli altri.

Un’esperienza che ci può aiutare a comprendere (attraverso la storia e l’esperienza albanese) quali possano essere alcune delle motivazioni che spingono un popolo a emigrare e quali siano le sofferenze e le privazioni subite da chi ha deciso di provare a cercare la libertà e la vita in un’altra terra. Una tematica tristemente attuale, un fenomeno che troppo spesso si fatica a comprendere, dimenticando che dietro ad ogni percorso di migrazione c’è una persona, una famiglia, un paese, una storia e molto altro.

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