LA CONSAPEVOLEZZA DI UN’URGENTE RESPONSABILITÀ, SEMPRE CON IL SORRISO

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BalcAnimazioni TERRITORIO

Asja Gabardi, stagista presso ATB, ci racconta le sue impressioni e sensazioni.
Al ritmo estivo di “Step up together to sustain our EartHeart”, slogan di BalcAnimazioni 2019,
ecco la sua pagina di diario.

“Quando ho annunciato ai miei amici che avrei svolto un periodo di stage presso l’Associazione Trentino con i Balcani – ATB ed in particolare che intorno a metà luglio sarei andata in Kosovo per una missione di cooperazione allo sviluppo incentrata sulla sensibilizzazione ambientale, la prima reazione è stata di stupore e ammirazione in quanto avrei visitato un altro Paese. Non appena hanno realizzato dove andassi, curiosità e incertezza hanno preso il posto dell’eccitazione iniziale: “Dove si trova precisamente il Kosovo? Ma non era teatro di guerra fino a qualche anno fa? Esiste come stato a sé? Cosa ci si può aspettare da un Paese del genere?”.
Difficile a dirsi, in quanto sono davvero pochi (se esistono) gli stati che condividono una storia recente simile a quella kosovara; non sono numerosi quelli il cui destino dipende dai capricci politici, militari e diplomatici delle odierne superpotenze. È inoltre il Paese più ‘giovane’ fra quelli europei, in tutti i sensi… Di curiosità, il Kosovo ne presenta moltissime e proprio per tale ragione è difficile immaginarselo: l’unico modo per conoscerlo, è scoprirlo! E proprio così è andata: per me e per le colleghe Greta e Serena, preziosissime sono state le informazioni ricevute dalle collaboratrici trentine, che dopo anni di missioni sul territorio, hanno maturato un’approfondita conoscenza e passione nei confronti di questo luogo, pur riconoscendone le incoerenze e le complessità.
Indubbiamente, il primo scoglio è stato il viaggio in pulmino: della durata di circa 21 ore, è stato occasione di conoscenza tra i partecipanti a BalcAnimazioni 2019, di risate e di socializzazione anche dovuta ai limiti spaziali del veicolo noleggiato! La città di Peja non avrebbe potuto deluderci né superare le nostre aspettative, poiché troppo poco definite e chiare: mi sento di sottolineare, anche a nome delle mie colleghe, quanto questa città e i suoi abitanti ci abbiano meravigliato ed affascinato. Prima di iniziare i lavori sul campo, in corso dalla sede a Trento da inizio giugno, è stato necessario un momento di ambientamento e di esplorazione del luogo, per tentare di acquisire un minimo di dimestichezza con le sensazioni totalmente nuove provocate dall’ambiente e con l’ambiente stesso. Una particolarità evidente, erano le case costruite per metà: infissi nuovi di zecca, inseriti tra i mattoni a vista di una casa non intonacata. Un’altra, stavolta piacevolissima, sorpresa è stato il caffè, secondo solo all’Italia come gusto! Spettacolare è la Val Rugova, ai cui piedi sorge la città di Peja: caratterizzata da una natura per lo più incontaminata, è però talvolta rovinata dall’immondizia lasciata qui e lì senza alcun criterio. Insomma, il Kosovo appare come un Paese “giovane e inesperto” che ha voglia di crescere e migliorarsi, nonostante le differenze interne che lo caratterizzano: differenze che lo rendono così unico!

Dopo questo momento di assestamento, la campagna organizzata dal gruppo BalcAnimazioni TERRITORIO per le strade di Peja sulla sensibilizzazione alle tematiche ambientali è cominciata, in mezzo alla gente: al parco Ibrahim Rugova per tre giornate consecutive, decine di ragazzini kosovari si sono dilettati nel reinventare materiali di rifiuto per trasformarli in vasetti e porcellini; si sono sporcati le mani spezzettando giornali vecchi per ricavarne carta riciclata; si sono impegnati in un faticoso percorso ad ostacoli e nel cercare di completare la piramide alimentare tutti assieme, durante la giornata riguardante gli stili di vita sani. Davvero un gran successo, sancito anche dalla breve visita dell’assessore Engelbert Zefaj durante uno dei nostri workshop!
Ci riteniamo complessivamente appagate dal lavoro svolto: nonostante gli intoppi che caratterizzano il corso di qualsiasi esperienza umana -specialmente dalla portata rivoluzionaria come la nostra- siamo altamente soddisfatte di quello che di buono ci portiamo a casa e che di buono abbiamo lasciato lungo il nostro cammino. Oltre alla maggiore comprensione della complessità che caratterizza questi territori, vi sono infatti nuove amicizie, nuovi punti di vista e spunti di riflessione, sorrisi, l’ingenua allegria di chi ha partecipato ai nostri workshop. Se c’è un aggettivo che ognuno di noi utilizzerebbe per descrivere queste giornate kosovare, quello è sicuramente “intense”: in una settimana abbiamo svolto numerosissime attività e laboratori, incontrato altrettante persone, consolidato legami, visitato luoghi, assaggiato prelibatezze, ma specialmente raccontato e ascoltato storie. Proprio per tale motivo, personalmente aggiungerei “arricchente”.

Ho chiesto anche alle mie colleghe la loro definizione dell’esperienza a Peja.

“Quali aggettivi trovi delineino meglio la tua esperienza kosovara?”

Come ho accennato, la storia recente, la composizione della popolazione kosovara, le problematiche legate all’occupazione, all’economia, al forte affidamento del paese su capitali provenienti dall’estero, ma specialmente le questioni legate al difficile smaltimento dei rifiuti e più in generale all’approccio utilitaristico verso l’ambiente, rendono ancora più complesso il contesto in cui si va a lavorare, forse meno permeabile a tematiche di questo genere, che comprensibilmente non sono sul podio nella classifica delle priorità politiche attuali. Nonostante ciò, ritengo che tutti coloro che hanno preso parte al progetto, siano stati in grado di accettare tali “contraddizioni” -per riprendere Greta- e di trasformale in energia positiva, in impegno tecnico e professionale, personale. È quello che anche noi tre abbiamo cercato di fare, nella veste di organizzatrici della campagna di sensibilizzazione ma anche nei panni di giovani esploratrici di realtà inusuali e poco conosciute. Probabilmente, quella di compensare tale duplice ruolo è stata tra le sfide più accattivanti e difficoltose. Il calore, la disponibilità e l’accoglienza ricevute dai collaboratori kosovari sono state il nostro carburante, assieme all’entusiasmo dimostrato durante gli incontri e le mattinate trascorse assieme ai nostri coetanei kosovari, ragazzi del centro giovani di Peja. Assieme, abbiamo toccato argomenti quali i timori rispetto al proprio paese, le prospettive future, il significato di sviluppo e di sviluppo sostenibile.
Ciò che portiamo a casa, al di là di moltissimi cartelloni che riassumono le nostre riflessioni e diversi momenti di risate di gruppo, è una grande consapevolezza a tanti livelli, un amplificato senso di responsabilità e la fondamentale idea di futuro, che sia in Trentino sia in Kosovo si vuole costruire in direzione della sostenibilità. La collaborazione con la controparte kosovara è solo al suo sorgere: intendiamo continuare la campagna incentrata sul sustainable development durante il prossimo mese, attraverso la riproposta delle attività da parte dei giovani a Peja, con cui abbiamo anche concordato il rilancio regolare di manifesti preparati assieme in lingua albanese. Essi debbono servire non solo per un contatto diretto con la cittadinanza di Peja, ma anche alla diffusione degli obiettivi che compongono l’Agenda 2030 redatta dalle Nazioni Unite, invito a tutti gli stati membri ad una partnership mondiale che collabori verso un avvenire sostenibile a livello economico, sociale ed ambientale.

Ci siamo prese carico di tale onere, assieme a tutti quelli che hanno lavorato con noi nei Balcani, in Trentino e nel mondo, consci di essere parte benché infinitesimale- di un insieme di individui che vogliono contribuire a salvare il pianeta dall’indifferenza, dall’ignoranza, dalla deresponsabilizzazione, dalla superficialità. I nostri ideali possono apparire irrealizzabili e dalle proporzioni inverosimili: siamo tuttavia pronti per agire, imparare, ascoltare, attivarci, fallire e ritentare. La posta in gioco è davvero troppo alta!”

#weagreen

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