LKLT: Supporto psicologico virtuale a Peja in emergenza COVID19

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Con l’introduzione delle misure restrittive e di distanziamento sociale imposte dal Governo kosovaro per arginare i contagi da COVID19 a metà marzo, l’attività di supporto psicologico per pazienti oncologiche promossa dalla Lega Kosovara Lotta Tumori (LKLT) e da ATB, presso il Centro di Medicina familiare di Peja, è stata interrotta. Su iniziativa locale è però stato attivato un servizio di supporto psicologico in remoto per continuare la terapia con alcune donne e sostenerle in questo momento delicato e incerto. Abbiamo intervistato la giovane psicologa Rina Gjakova che da qualche settimana segue alcune pazienti in remoto.

Qual è la situazione a Peja?

Credo che la situazione qui sia molto simile a quella del resto del mondo di fronte al problema che stiamo affrontando della pandemia di COVID19. È una situazione particolare che ha cambiato la nostra quotidianità come individui e il modo in cui percepiamo la società in generale. Stiamo vivendo dei cambiamenti radicali, alle persone è richiesto di stare in casa, di mantenere una distanza sociale e fisica, lavorare da casa e tutto ciò può mettere duramente alla prova la nostra capacità di far fronte a questa situazione.

Come hanno reagito alla proposta del supporto virtuale? Quante pazienti sta seguendo in remoto?

Le pazienti hanno risposto positivamente alla proposta di continuare la terapia in remoto e stanno apprezzando il servizio. Tutte le pazienti che già erano in terapia prima dell’emergenza hanno deciso di continuare la terapia in remoto, tranne una che, per ragioni familiari, ha dovuto rinunciare. Attualmente sto seguendo due pazienti.

Può spiegare come si svolgono le sedute in remoto?

Le sessioni in remoto – della durata di circa 30 minuti – sono molto simili a quelle faccia a faccia: le pazienti sono a loro agio, si sentono libere di esprimersi. Parliamo dell’impatto che l’emergenza COVID19 ha avuto sulla loro quotidianità, come questo ha aumentato i loro livelli di stress e di ansia. Cerco di aiutarle a superare gli attacchi di panico scatenati dall’incertezza riguardo alla situazione che stiamo vivendo, dal non sapere quando finirà, dalla confusione generata da questa situazione che confonde e minaccia la nostra salute mentale. Parliamo dei loro pensieri, soprattutto quelli negativi, che causano loro sofferenza. La vita è come un fiume dove scorrono energie positive e dove i pensieri negativi vanno controcorrente, causando una disarmonia che viene percepita come sofferenza per il corpo e la mente. Discuto con loro come cercare di approcciare i loro problemi e la malattia come un “dono”, per poterli affrontare più facilmente.

In una delle sessioni ho usato tecniche di meditazione, spiegando come funziona e quali sono i benefici, visto il periodo che stiamo vivendo. Infatti, la meditazione aiuta a controllare lo stress, migliora l’umore, riduce la stanchezza e aiuta la qualità del sonno.

Quali sono le difficoltà maggiori nell’utilizzare questa metodologia di supporto psicologico? Per lei che per le pazienti?

Date le tecnologie che abbiamo a disposizione al giorno d’oggi, la comunicazione online non è un problema. I social network ci permettono di comunicare anche utilizzando i video, e quindi faccia a faccia, rendendo le sedute in remoto molto simili a quelle che avvengono di persona. Nelle circostanze in cui siamo, la comunicazione online sta aiutando molto le pazienti a distrarsi dai problemi che devono affrontare, anzi il supporto psicologico è diventato ancora più necessario adesso. Le uniche difficoltà sono legate a problemi di connessione che a volte possono minare la qualità della comunicazione, ma sono aspetti facilmente risolvibili.

Quali sono i problemi, le paure o ansie che le persone stanno vivendo in questo momento di emergenza?

Lo scoppio della pandemia è stato molto stressante per le pazienti: paura e ansia hanno iniziato a crescere negli adulti, ma anche nei bambini. L’isolamento forzato in casa per molti individui, soprattutto quelli più estroversi rappresenta un forte dolore, perché non possono più avere una vita dinamica e attiva come prima. Mentre, per le persone più introverse è meno complicato affrontare questa situazione, si adattano meglio a restare in casa e non rischiano di perdere i contatti con altre persone.

I problemi sono anche di natura economica: la maggior parte delle imprese sono chiuse, ciò significa che vi è una diminuzione dei redditi e le famiglie sono preoccupate, soprattutto con il perdurare delle restrizioni.

Un altro problema è rappresentato dalla violenza domestica: secondo alcune statistiche in Kosovo a marzo si è registrato un aumento di casi di abusi domestici pari al 36% rispetto allo stesso periodo l’anno scorso.

Anche le fake news sono un problema: ho raccomandato alle pazienti di affidarsi solo a canali di informazione attendibili. Raccomando inoltre di concentrarsi sull’igiene personale, di fare cose che possono controllare, come meditare, mangiare cibo sano; perché tutto ciò contribuisce positivamente alla nostra salute.

Il supporto psicologico in remoto è una conseguenza dall’emergenza COVID19, ma avrebbe mai pensato di trattare i pazienti in remoto? Potrebbe essere una metodologia efficace per supportare le persone che vivono in aree rurali, meno accessibili?

Sì, credo che questo tipo di terapia di supporto virtuale sarebbe un modo efficace per aiutare le persone che vivono in aree rurali e che hanno difficoltà ad accedere a questo tipo di servizio. Penso che tutto il mondo stia sfruttando questa opportunità.

Pensa che questa esperienza potrà migliorare anche le competenze professionali?

Certo, la terapia in remoto è una nuova esperienza professionale per me e mi sta aiutando a crescere e acquisire nuove competenze come psicologa. È sempre positivo fare nuove esperienze nella vita, sfidando noi stessi in qualsiasi tipo di situazione. Attraverso questa terapia cerco anche di incoraggiare le donne a parlare, a raccontare le loro esperienze e a costruire un rapporto di fiducia. Ascolto attentamente anche il cambiamento della loro voce, in questo modo cerco di capire quello che provano, anche se non siamo nella stessa stanza.

Vorrei concludere esprimendo il mio dolore per tutte le persone che hanno perso la vita in Italia: spero che questa situazione passi il prima possibile e di tornare presto alla normalità.

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