LA COOPERAZIONE TRENTINA PUNTA SUL KOSOVO

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La Federazione trentina della cooperazione aprirà a breve un ufficio presso la sede dell’ambasciata italiana a Pristina. Obiettivi? Fare scouting e proporre le cooperative trentine per partnership pubblico private, in particolare per la gestione delle acque reflue e della filiera corta per la produzione di energia da biomasse. Verso un nuovo modello trentino di cooperazione allo sviluppo.

di Dirce Pradella, da www.trentinosolidarieta.it/

Il percorso di internazionalizzazione della Cooperazione Trentina prosegue aanche in questi giorni seguendo la direzione della ricerca di nuove opportunità di lavoro per le cooperative associate nell’ambito di relazioni di scambio e di partenariato tra territori. Dopo l’apertura dell’ufficio a Bruxelles e il distacco di un dipendente dell’Ufficio legislativo per seguire da vicino le tematiche di rilievo sui tavoli politici europei (dall’agricoltura al credito), il Consiglio di amministrazione della Federazione ha deliberato di aprire un ufficio, che avverrà a breve, a Pristina, capitale del Kosovo, nella nuova sede dell’Ambasciata italiana, in collaborazione con la Provincia autonoma di Trento e l’Associazione Trentino con i Balcani.

All’apertura di questo desk si collega il primo protocollo d’intesa per l’attivazione di partenariati economici firmato tra la Federazione e il Comune di Peja (capoluogo della regione di Dukagjini). L’intesa punta ad una stretta collaborazione su programmi di sviluppo locale che puntino alla valorizzazione delle competenze presenti all’interno della Cooperazione Trentina con particolare riguardo ad alcune tematiche: gestione del ciclo di captazione e depurazione delle acque reflue urbane; gestione del ciclo di gestione e trattamento dei rifiuti solidi urbani; energie da fonti rinnovabili; credito rurale e microcredito; educazione, istruzione e formazione professionale; promozione dell’imprenditoria giovanile; sviluppo turistico sostenibile.

Queste aree strategiche sono state individuate in incontri bilaterali di lavoro già nel 2014 e confermati dopo l’incontro a Trento tra il responsabile dell’Ufficio studi e intercooperazione della Federazione Egidio Formilan, i referenti dell’Associazione Trentino con i Balcanie il responsabile delle politiche di sviluppo della Camera di commercio del Kosovo, Samir Lleshi. Obiettivo condiviso: fare attività di ‘scouting’ a favore dellecooperative trentine che hanno poca dimestichezza con l’estero, per garantire loro nuove opportunità grazie ad un tessuto di relazioni qualificate che accompagnino la creazione di modelli di partnership economiche per lo sviluppo locale in Kosovo, valorizzando le relazioni create tra il Trentino e Peja in oltre un decennio di progetti di solidarietà e gli ottimi rapporti instaurati in questo periodo con l’Ambasciata d’Italia, l’Agenzia di sviluppo nazionale e i referenti dei Ministeri competenti. Facciamo oggi il punto della situazione.

I settori strategici

Il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia nel 2008. Da allora ha manifestato l’urgente bisogno di un sistema di infrastrutture e di servizi pubblici efficiente, ma dispone di poche risorse finanziarie per realizzarlo. Per risolvere questo problema ha messo a disposizione numerosi strumenti operativi e alcuni incentivi fiscali in sintonia con le esigenze legate al suo essere ufficialmente riconosciuto come potenziale candidato all’adesione dell’Unione europea.

Il mercato in questione è interessante: la differenza tra le risorse disponibili e la quantità di investimenti necessari per soddisfare le esigenze di infrastrutture fondamentali (gap infrastrutturale) è stimata in circa 1 miliardo di euro. Per colmare questo gap, l’Autorità Pubblica intende promuovere Partnership pubblico private (PPP) dando spazio anche alle Partnership a valenza istituzionale (PPPI).

I settori nei quali si intende investire in logica di Partenariato Pubblico Privato sono la produzione di energia da fonti rinnovabili (Biomasse), le infrastrutture e la raccolta e depurazione delle acque reflue civili e industriali.

La politica fiscale in Kosovo è guidata da semplici regole legate a tre principali regimi. Primo: Imposta sul Valore Aggiunto (VAT). E’ la principale tassa in Kosovo, pagata su beni e servizi. L’aliquota è fissa al 16% per tutti i beni a prescindere dalla loro origine. Esenti i beni destinati all’esportazione.

Seconda: imposta sul reddito d’impresa. Si paga su base quadrimestrale in base al fatturato annuale. L’imposta sul reddito d’impresa con un fatturato superiore ai € 50,000 è pari al 10%. Terza e ultima: imposta sul reddito delle persone fisiche.

Le imposte doganali sulle importazioni in Kossovo sono inesistenti sui beni importati dai Paesi CEFTA e pari al 10% sui beni importati da tutti gli altri Paesi.

Incentivi e commercio

Per attrarre capitali il Kosovo ha ridotto sensibilmente le tariffe doganali per il capitale fisso (base) e le materie prime per l’agribusiness e alcuni altri settori di produzione. Inoltre per incoraggiare nuovi investimenti, il Governo kosovaro prenderà a breve una decisione su sgravi e agevolazioni fiscali. Le imprese che investono dai 2 ai 10 milioni di euro e creano dai 30 ai 150 posti di lavoro saranno esenti da tassazione per un periodo dai 3 ai 7 anni.

Nel primo quadrimestre di quest’anno (2014) il Kosovo ha importato dall’Italia 18 milioni di euro esportandone 7 (rappresenta il più alto livello di esportazione verso un Paese UE). Nello stesso periodo il volume complessivo delle importazioni dall’UE è stato di 195 milioni di euro.

I principali partner per l’export sono: Italia (25.8%), Albania (14.6%), Macedonia (9.6%), Svizzera (5.5%), Germania (5.4%), Serbia (5.4%), Turchia (4.1%), Cina (1.2 %).

Beni esportati: beni trasformati (56%), materie prime(25%), cibo e animali vivi 6%, 4% carburante, macchinari e attrezzature per il trasporto (3%).

I principali partner per l’import sono: Germania (12.1%), Macedonia (11.5%), Serbia (11.1%), Italia (8.5%), Turchia (8.0%), Cina (6.4%), Albania (4.4%), Svizzera (0.9%).

Beni importati: macchinari e attrezzature per il trasporto (21%), beni trasformati (20%), carburante (16%), cibo e animali vivi(16%), prodotti chimici (10%) etc. Le importazioni dal Trentino sono quadruplicate nel corso del 2014 (dati Camera di Commercio).

Oltre ad avere un terreno agricolo molto fertile, il Kosovo possiede risorse naturali come lignite, zinco, piombo, Ferronikel.

Le possibili forme contrattuali

Il Kosovo prevede varie forme di partnerariato applicabili, in armonia con le direttive comunitarie: gli appalti di servizio , i contratti di gestione, la locazione, la concessione e la cessione. Ma anche strumenti particolari. I BOT (Build Operate and Transfer), per esempio, prevedono che un soggetto privato progetti, realizzi e gestisca un’infrastruttura ma con finanziamenti pubblici che possono essere comunitari, nazionali e regionali. In questo schema rientra anche il contratto chiavi in mano.

Poi c’è il contratto DBFO (Design, Build, Operate and Transfer), con il quale il partner privato progetta, costruisce, finanzia e gestisce l’infrastruttura, ma la proprietà dell’opera resta pubblica per tutto il periodo della concessione mentre il partner privato detiene solo il possesso dell’infrastruttura stessa per il periodo concessorio. In questo schema contrattuale sono comprese anche la concessione di servizio ed il cosiddetto BOOT (Build Own Operate Transfer), variante della concessione, in quanto il privato costruisce e nel periodo della concessione è anche titolare del diritto di proprietà sull’immobile; lo stesso privato al termine della concessione ritrasferisce nuovamente l’immobile all’Amministrazione (in logica di Project Financing).

Infine il JOINT VENTURE PPPI (Partenariato Istituzionale Pubblico Privato), che prevede la creazione di una new entity (società mista) tra pubblico e privato. La società mista, assistita a livello ministeriale, prepara il piano di PPP, lo presenta al Governo per il tramite del Ministero dell’Economia e delle Finanze e se lo fa finanziare. I fondi sono attivabili dal partner pubblico grazie ai consistenti aiuti internazionali in capo, in particolare, a Banca Mondiale e BESR. Nel progetto PPPI vengono previsti anche i modelli PPP contrattuali che saranno applicati.

Dunque, una nuova scommessa per la Federzione trentina della cooperazione e per la cooperazione allo svilluppo del Trentino.