INTERVISTA A SARA CARLIN DI LAV TRENTINO

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Lo scorso marzo ATB ha partecipato all’inaugurazione ufficiale della Fondazione per i diritti degli animali in Kosovo fondata da Elza Ramadani. All’evento erano presenti anche Gianluca Felicetti, presidente nazionale della LAV insieme a Simone Stefani e Sara Carlin, rappresentanti della LAV Trentino.

I giorni trascorsi in Kosovo sono stati ricchi di incontri con le istituzioni locali e sono stati un’occasione per i rappresentanti della LAV di conoscere da vicino la situazione dei diritti degli animali in Kosovo e di approfondire la collaborazione con la neonata Fondazione.

Tornati in Italia, abbiamo chiesto a Sara Carlin di raccontarci quali sono state le impressioni di questo suo primo viaggio in Kosovo e di spiegarci meglio in che cosa consiste la cooperazione tra la LAV Trentino e la Fondazione per i diritti degli animali.
Buona lettura!

Buongiorno Sara! Per iniziare ti chiederei di presentarti.

Sono Sara Carlin, volontaria della LAV dal 2007 e consigliera della LAV Trentino da 5 anni. Nel 2010 mi sono laureata in filosofia etica e delle religioni e adesso mi piacerebbe riprendere gli studi, magari con un master in bioetica. Quello con ATB è stato il mio primo viaggio in Kosovo ed è stata un’esperienza molto formativa e ricca.

Ormai collabori con la LAV da parecchi anni. Qual è il tuo ruolo nell’associazione?

Ho iniziato a collaborare con la LAV nel 2007 in modo molto sporadico perché al tempo non c’era ancora una sede formale in Trentino; all’inizio eravamo pochi volontari. Un paio di anni dopo la LAV Trentino diventa ufficialmente una sede regionale: come la sede nazionale anche la sede a livello regionale è costituita da un consiglio direttivo di cui ormai faccio parte da diversi anni. In particolare, io mio occupo della privacy (tesseramenti e gestione di dati sensibili dei soci). Assieme ad altri volontari mi occupo inoltre della gestione delle segnalazioni e seguo la comunicazione e la pagina FB di LAV Trentino.

Da poco sei stata in Kosovo per l’inaugurazione della Fondazione per i diritti degli animali fondata da Elza Ramadani. In che cosa consiste nel concreto la collaborazione tra la LAV Trentino e la Fondazione per i diritti degli animali in Kosovo?

Innanzitutto posso dire che è una collaborazione che ci ha arricchito molto come LAV. Da questa collaborazione noi ricaviamo un continuo stimolo per portare avanti le nostre battaglie anche qui in Italia. Come il Presidente della LAV nazionale Gianluca Felicetti ha ripetuto in diverse occasioni durante il nostro viaggio, il problema del randagismo in Kosovo è un problema che abbiamo affrontato anche noi come LAV a Palermo e Lampedusa attraverso un piano di sterilizzazioni e una collaborazione stretta con le istituzioni del posto. Quello che noi vorremmo riuscire ad esportare nei Balcani è proprio questo modello di intervento. Il nostro obiettivo è anche quello di mandare in Kosovo dei nostri professionisti per formare i veterinari del posto in modo tale che poi possano gestire autonomamente la problematica sul loro territorio.

Cosa ti ha spinto ad impegnarti in questo progetto di collaborazione con il Kosovo?

Mi ha spinto principalmente il mio amore per i cani, o in generale per gli animali familiari – i miei animali preferiti (oltre le mucche!). Questo progetto è anche una sfida per la LAV per capire cosa possiamo dare e cosa possiamo ricevere da una collaborazione in uno stato diverso. Il Kosovo, a differenza dell’Italia, non è uno stato in cui già da anni sono presenti associazioni animaliste. Per quanto ho potuto vedere sembra esserci una mentalità ancora abbastanza chiusa dal questo punto di vista. Nonostante ciò ho notato un’apertura da parte delle rappresentanze che abbiamo incontrato che hanno espresso il loro desiderio di uniformarsi sempre di più alle direttive europee sul benessere degli animali. Speriamo sia davvero così.

Quali sono state le impressioni dopo il primo viaggio in Kosovo?

Se devo dire la verità, all’inizio ero un po’ preoccupata per quello che avrei potuto vedere. In realtà in questo primo viaggio ho visto solo il “meglio” della situazione degli animali in Kosovo. I cani che abbiamo visto a Pristina sembravano ben nutriti e tutti con il marchio oculare: questo mi fa pensare che almeno nella capitale qualcuno si occupi di loro, anche se non in tutto il Kosovo è così. Simone Stefani, responsabile di LAV Trentino, mi ha raccontato che durante il suo ultimo viaggio era stato principalmente impressionato da Peja, la città in cui è nato il desiderio di Elza di creare questa fondazione.
Le mie impressioni, in merito agli incontri istituzionali avuti, posso dire che sono nel complesso positive. Il fatto che la maggior parte dei cani fosse sterilizzata dà testimonianza dell’effettivo impegno della Municipalità di procedere con un piano di sterilizzazioni abbastanza ben progettato.

Il tema della sterilizzazione degli animali è spesso controverso. Ci puoi spiegare perché nel caso del randagismo la sterilizzazione è la soluzione migliore?

Per noi di LAV la sterilizzazione è di fondamentale importanza per combattere abbandono e randagismo, basti pensare che sterilizzare il proprio amico 4 zampe può evitare 70.000 nuovi randagi, questo il numero di discendenti che un gatto o un cane può generare in soli 6 anni. La sterilizzazione è uno dei principi della nostra associazione. Il nostro intento è quello di sensibilizzare anche i privati a sterilizzare i propri animali anche perché è dimostrato che la sterilizzazione riduce l’insorgere di alcune malattie come forme tumorali alla mammella, all’utero e alla prostata per cani e gatti, inoltre rende più serena la convivenza in casa e meno probabili le fughe e di conseguenza il rischio di essere investiti, maltrattati o avvelenati.

Quale saranno le prossime attività della LAV in Kosovo?

Per quanto riguarda il viaggio in Kosovo abbiamo ideato una specie di diario di viaggio per rendere partecipe chi ci segue delle nostre attività e per trasmettere il nostro impegno e interesse nel voler continuare questa collaborazione. In futuro sicuramente ci sarà sicuramente una sorta di campagna raccolta fondi per portare anche un contributo a livello economico alla fondazione di Elza. Vorremmo inoltre attuare un programma di formazione dei veterinari.
In generale stiamo pensando ad una campagna di sensibilizzazione, in particolare nelle scuole. Con l’aiuto di ATB già quest’estate si potrebbe iniziare una sorta di sensibilizzazione in alcuni campi estivi. In autunno c’è in progetto di presentare ufficialmente in una scuola o nella biblioteca di Pristina un libro senza testo ma di sole illustrazioni che parla di un cagnolino che nasce randagio e viene poi accolto all’interno di una famiglia.
Infine, vorremmo ospitare Elza qui in Trentino per farle vedere quello che LAV Trentino fa a livello locale e vorremmo portarla a Roma per farle conoscere la sede nazionale della LAV , la sua struttura e organizzazione.

Per concludere, in base alla tua recente esperienza, come è percepito il tema dei diritti degli animali in Kosovo, sia dalla popolazione che dalle istituzioni?

Posso risponderti riportando un’altra risposta che ci è stata data da un esponente della Municipalità di Pristina che si occupa di randagismo “i cani fanno parte della nostra comunità”. Questa affermazione mi ha colpito tantissimo perché è una frase molto esplicativa: i cani vengono visti come abitanti del luogo e quindi con diritti che la municipalità stessa deve in un certo senso garantire. L’impegno mi sembra molto sentito sia da parte della municipalità, sia dell’azienda veterinaria che dell’università agraria e veterinaria che abbiamo avuto modo di incontrare.

Noi diciamo sempre che l’associazione animalista serve ed è necessaria, ma noi stessi non vorremmo ci fosse per sempre, perché se ci fosse per sempre vorrebbe dire che per gli animali le cose nel corso degli anni non sono cambiate. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare e accompagnare cittadini e istituzioni affinché facciano il loro dovere per favorire e garantire diritti e benessere agli animali.