QUANDO NEL MONDO DELLA COOPERAZIONE SI LAVORA CON…

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Maria Luisa, storica ed entusiasta socia di ATB, è recentemente passata in ufficio a Trento per condividere con noi alcune riflessioni rispetto alla settimana trascorsa in Kosovo lo scorso luglio.

Si può dire che Maria Luisa sia stata il “jolly” della settimana, presente in tutte e tre le componenti  di BalcAnimazioni – ARTE, TERRITORIO, SCUOLA – e che abbia avuto una visione d’insieme più imparziale ed esterna. Per questo, ci è parso importante raccogliere la sua opinione sull’intera macchina operativa di ATB. Partendo da queste premesse, Maria Luisa ha speso solo belle parole per descrivere il lavoro in Kosovo.

Ciò che l’ha colpita maggiormente è stata “la visione del mondo di autentica cooperazione, l’incontro tra pari che avveniva ogni volta in cui lo staff ATB incontrava la controparte kosovara”, fosse essa composta da ragazzi, collaboratori in loco, abitanti di Peja o bambini di origine rom nelle scuole. L’attività portata avanti dai vari gruppi di lavoro è stata chiaramente un fare con, non un fare per: per concretizzare tale sensibilità, è stato imprescindibile essere coscienti del fatto che si stava lavorando a fianco di persone svantaggiate dal punto di vista economico e sociale.

Chi dà, si porta a casa qualcosa: questa cooperazione aiuta a crescere grazie al rapporto di gioia e parità che si crea” continua Maira Luisa. Motivo di stupore è stato anche il legame creatosi tra le varie sezioni di BalcAnimazioni: il lavoro è stato svolto in maniera fresca, giovane e piacevole. Sia nel gruppo di lavoro di Tiziano e Andrea che a scuola, era evidente il coinvolgimento dei bambini locali, sempre entusiasti di partecipare alle attività e curiosi di conoscere qualcuno di nuovo in città!

Quest’anno Maria Lusia ha assistito a BalcAnimazioni per la prima volta, nonostante le sue visite in Kosovo risalgano al 2014. “Peja – ci racconta – sta cambiando, si vede che tenta di rinnovarsi investendo soprattutto nella costruzione di nuove infrastrutture”. Con i collaboratori kosovari si è ormai stabilito un rapporto di reciproca fiducia: il lavoro di ATB sul campo è anche quello stabilire contatti, senza la supponenza di voler insegnare: discrezione e spontaneità nell’operare, come anche buon umore e disponibilità sono concetti cardine da cui partire per costruire legami duraturi tra le persone e con il territorio.

Infine, una riflessione fondamentale sul ruolo del Kosovo nella comunità internazionale: le prospettive di cambiamento e di progresso mondiali devono essere allargate anche a questo Paese. E’ infatti essenziale che il Kosovo diventi un esempio per il resto del mondo. Come? “Valorizzando le sue enormi potenzialità: una popolazione estremamente giovane che, nonostante le tragedie recenti e una distruzione desolante che ha portato allo stravolgimento di tutti le abitudini, non manca della voglia di crescere ed innovarsi. Non essendo possibile distruggere ulteriormente, si può e si deve costruire nel rispetto della natura, dell’ambiente e degli animali, delle persone”. In questo modo il Kosovo può diventare un esempio virtuoso di ripresa per qualsiasi altro stato.  Nella necessità di cambiare abitudini e renderle più sostenibili, più attente all’ambiente e ai diritti dell’uomo, è decisamente più semplice fare ciò dove la popolazione è resiliente e versatile come quella kosovara. Il Kosovo è, infine, “esempio di convivenza quotidiana e rispettosa tra varie culture estremamente differenti tra loro: le stelle rappresentate sulla bandiera kosovara ne sono l’emblema”. La capacità dei kosovari di riconoscere e apprezzare ciò che li accomuna, non ciò che divide: ecco dove sta la loro ricchezza.

Il Kosovo è una miniera che può diventare, se scoperta, un’inestimabile fonte di risorse: è una concentrazione di diversità su un territorio dalla superficie ristretta”.

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