TESTIMONIANZE DA KRALJEVO, UN MESE DOPO L’ALLUVIONE

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fotopostemergenzaserbiaOggi (30/06) ATB sono in corso a Kraljevo una serie di incontri con istituzioni locali e associazioni della società civile per valutare insieme le prossime iniziative da intraprendere per aiutare la popolazione colpita dall’alluvione del mese scorso.

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E’ passato più di un mese dalla terribile alluvione che ha colpito la Serbia. Abbiamo visitato i dintorni della città di Kraljevo per capire come la popolazione stia reagendo a quello che è probabilmente il più grande disastro naturale della storia cittadina. Quali le sfide da affrontare nel tentativo di ridare un senso alla propria vita.

Pubblichiamo di seguito le impressioni e le testimonianze raccolte sul territorio della Municipalità di Kraljevo, in attesa di definire e concordare con l’amministrazione locale e i nostri partner, gli interventi di ricostruzione post-emergenziale.

Prima è però necessario fare qualche passo indietro sino al 15 e 16 maggio, i giorni in cui l’alluvione si è abbattuta su alcune regioni di Serbia, Bosnia-Erzegovina e Croazia. In Serbia alcune città come Obrenovac sono state completamente evacuate, e solo in questi giorni le persone iniziano lentamente a far ritorno nelle proprie case.

Nei dintorni della città di Kraljevo sono esondati due fiumi: la Morava occidentale e il fiume di montagna Gruza. Sedici villaggi sono stati colpiti dalle esondazioni, arrecando danni a circa cinquecento abitazioni e i rispettivi campi, privando così a cinquecento famiglie anche dei propri mezzi di sussistenza. Nei villaggi attorno al fiume Gruza inoltre frane e smottamenti hanno provocato seri danni lungo la strada provinciale che li collega a Kraljevo, con diciassette ponti crollati che solo in parte sono stati ricostruiti.

I villaggi di Grdica e Adrani
I villaggi Grdica e Adrani sono i più colpiti dall’alluvione tra quelli appartenenti alla municipalità di Kraljevo. Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Rade Velizar Erac, il presidente della comunità locale di Grdica: “solo nel nostro villaggio duecentosettanta case sono andate distrutte. L’acqua, penetrata all’interno delle abitazioni raggiungendo sino al metro e mezzo di altezza ha devastato tutto: apparecchi elettrodomestici, murature e soffitti, mobili. Tutto questo finirà nella discarica di Kraljevo”. Negli occhi di Rade il ricordo di quelle drammatiche ore è ancora vivo: “tutto è avvenuto all’improvviso, senza darci il tempo di reagire. L’unica cosa che son riuscito a fare è stata saltare dalla finestra e mettermi in salvo. Gli animali erano tutti nelle stalle: siamo stati fortunati, se il livello dell’acqua si fosse innalzato anche solo di 20 o 30 centimetri sarebbero morti tutti”.fotopostemergenzaserbia4
Due sono le priorità per il breve e medio periodo: il ritorno delle persone evacuate nelle proprie case e la rinascita del settore agricolo, condizione indispensabile alla vita di queste comunità. Un abitante di Grdica appena rientrato nella propria abitazione dice sconsolato: “appena quattro anni fa la nostra città è stata colpita da un forte terremoto di magnitudo 5.4, ed ora questo! Non c’è proprio fine alla tragedia”. Continua Rade: “la cosa peggiore è che Grdica ancor oggi sia a rischio di nuove alluvioni. Non esistono né canalizzazioni né argini, e la pubblica amministrazione non sembra minimamente pensare a queste misure preventive. Alla prossima piena saremo di nuovo in balìa delle acque”.

E’ forse per queste ragioni che diversi abitanti di Grdica che abbiamo incontrato durante la nostra visita a causa delle difficoltà delle istituzioni locali nell’intervenire prontamente nella fase più acuta dell’emergenza su tutto il territorio, hanno così finito per auto-organizzarsi in modo spontaneo. Ci comunicano che purtroppo gli aiuti materiali inviati dalla municipalità non sono sufficienti. Nelle parole di un abitante di Grdica, “tutto quello che abbiamo ricevuto sino ad oggi è qualche promessa per il futuro”.

fotopostemergenzaserbia2Il villaggio di Adrani riposa lungo le rive della Morava occidentale, ed appena un mese prima dell’alluvione, verso metà aprile, un’altra di entità minore si è abbattuta sul paese: un avvertimento rimasto però inascoltato. Tra il 15 e il 16 maggio centocinquanta abitazioni sono andate distrutte, oltre alle stalle e a 300 ettari di campi coltivati ad ortaggi, completamente sommersi dalle acque. Il presidente della comunità locale, Ivan Jevremović, ha ricevuto duecentoventi richieste di supporto solo nel settore agricolo: “io per esempio possiedo un ettaro coltivato ad orzo, andato perduto. Per salvare la stagione, proveremo a seminare una varietà di mais che possiede tempi veloci di maturazione. La maggior parte degli abitanti trae dall’agricoltura i propri mezzi di sostentamento, è stato un duro colpo quello è ci è accaduto”. Anche ad Adrani gli interni delle abitazioni sono stati seriamente danneggiati, in quanto sommersi da un livello d’acqua compreso tra i 30 centimetri e il metro di altezza, per questo servono al più presto deumidificatori e asciugatori per eliminare l’umidità creatasi su muri e pavimenti. “Se conti quattro membri per ogni abitazione, abbiamo un totale di seicento persone colpite direttamente dall’alluvione solo in questo villaggio”. Anche qui sono sempre mancate misure di prevenzione, anche se una speranza per il futuro è rappresentata dalla costruzione di un’autostrada che dovrebbe passare tra il fiume Morava e il centro abitato, facendo da scudo contro possibili nuove esondazioni, “ma a parte qualche slogan politico sentito negli ultimi mesi su questo progetto, nessuno si aspetta che verrà realizzato presto”.

La situazione sul monte Gledić  
La seconda area colpita dall’alluvione è quella situata attorno al monte Gledić, ad una trentina di chilometri da Kraljevo. I villaggi in cui si sono registrati i danni maggiori sono Cukojevac, Lesevo, Ravanica, Godacica e Gledic, per un totale di circa duemila abitanti sparsi in piccoli centri abitati sui poggi che giacciono sotto la montagna. Arrivando da queste parti si ha la sensazione di un paradiso naturale quasi completamente abbandonato dall’uomo. Negli ultimi cinquant’anni diverse ondate migratorie verso le vicine città di Kraljevo e Kragujevac hanno decimato la popolazione locale, cosicché oggi sono perlopiù anziani ad essere rimasti in questi villaggi. La scuola elementare nel centro di Gledić, che il prossimo anno avrebbe dovuto compiere cent’anni, è stata chiusa qualche mese fa a causa della mancanza di scolari. Anche oggi il trend migratorio non accenna a diminuire, aumentando i rischi di uno completo spopolamento di questa regione.
Il fiume che attraversa l’intera valle porta il nome della montagna, e accoglie lungo il suo corso numerosi torrenti di montagna come il Jablanica. Nella notte tra il 15 e il 16 maggio, la straordinaria quantità di pioggia scesa in poche ore ha trasformato un fiume d’estate privo d’acqua in una terribile corrente di fango che ha distrutto in più punti la strada provinciale che collega i villaggi a Kraljevo, oltre ad abbattere dodici ponti. Per fortuna in questo caso l’acqua non ha raggiungo le abitazione come nel caso dei villaggi situati lungo la Morava.
“Circa sei abitazioni sono parzialmente danneggiate”, ci riferisce Dejan Veljovic, titolare assieme alla moglie Dragana del famoso presìdio Slow Food della grappa Crvena Ranka. Anch’egli ricorda il terremoto del 2010, ma fu niente in confronto a quello che è avvenuto il mese scorso. Sebbene la strada provinciale sia stata prontamente riaperta al traffico, ancor oggi vi sono problemi di mobilità per alcune famiglie che vivono in abitazioni isolate sulle colline. Il rischio maggiore secondo Dejan è rappresentato ora dalle frane, già verificatesi nei giorni dell’alluvione: “una frana si è abbattuta sul deposito della mia fattoria, distruggendo ogni cosa. Il deposito si trova a soli dieci metri dalla casa dove dormiamo, per poco non travolgeva anche noi…”

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Con l’estate alle porte, il pericolo di nuove alluvioni è temporaneamente scomparso, e la vita delle persone, per quanto difficile, sta tornando alla normalità.

Rimangono però purtroppo i danni e la necessità di lavorare per la ripresa dei settori che più sono stati colpiti dalla calamità e cioè i settori abitativo e agricolo. E’ proprio a questo proposito che l’Associazione Trentino con i Balcani si è mossa organizzando una raccolta fondi da destinare ad interventi nella fase post-emergenziale.

 

 


Vi ricordiamo che l’Associazione Trentino con i Balcani, in collaborazione con l’associazione Viaggiare i Balcani e alcune realtà della società civile del Trentino-Alto Adige, ha avviato una raccolta fondi per aiutare le popolazioni colpite dall’alluvione, con un’attenzione particolare alla fase post-emergenziale. A tal fine sono già stati aperti canali di comunicazione con i nostri partner istituzionali e non-istituzionali presenti sui territori per individuare le priorità d’intervento.

RACCOLTA FONDI PER IL SOSTEGNO AI TERRITORI E ALLE POPOLAZIONI COLPITE

CONTO DEDICATO INTESTATO A:

ASSOCIAZIONE TRENTINO CON I BALCANI

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