INTERVISTA A FABRIZIO BETTINI DI OPERAZIONE COLOMBA

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In occasione del secondo incontro di formazione pre-partenza per le classi 4E e 4F del Liceo Da Vinci che parteciperanno al viaggio formativo in Albania il prossimo aprile, abbiamo intervistato Fabrizio Bettini, storico operatore di Operazione Colomba, sul delicato tema delle vendette di sangue e sul lavoro dei volontari di OC in Albania.

Qual è il lavoro dei volontari di Operazione Colomba con le famiglie coinvolte in una faida?
Il lavoro dei volontari di Operazione Colomba si basa sulla condivisione. I volontari condividono con le famiglie momenti di vita quotidiana e cercano di creare un rapporto di reciproca fiducia che gli permetta di fasi carico di parte del loro dolore e di accompagnarle nel difficile percorso di elaborazione del lutto. Attraverso l’ascolto delle loro storie, i volontari cercano di aprire le famiglie al dialogo, al perdono e alla riconciliazione. Inoltre, il lavoro dei volontari comprende anche accompagnamenti per eventuali visite o commissioni (in paese o in città) che le famiglie devono fare.

In che modo i volontari di Operazione Colomba entrano in contatto con le famiglie coinvolte in una vendetta di sangue?
Esistono diversi modi attraverso cui i volontari entrano in contatto con le famiglie. Se le famiglie coinvolte in una faida sono cristiane, molte volte sono i preti e i sacerdoti a indirizzarle ai volontari di Operazione Colomba. Spesso però sono le famiglie auto-recluse a contattare direttamente i volontari, magari per il bisogno di beni di prima necessità o perché devono essere accompagnate fuori casa per commissioni o visite. A volte capita anche che siano altre associazioni attive sul territorio a segnalare le famiglie coinvolte in vendetta di sangue.

Come vengono accolti i volontari dalle famiglie? Ci sono stati casi in cui l’aiuto dei volontari è stato respinto?
A volte capita che le famiglie non vogliano ricevere aiuto dai volontari. Ad esempio c’è stato il caso di una famiglia a cui era stata uccisa una figlia – anche se secondo il Kanun le donne sono escluse dalla pratica della vendetta di sangue. Questa famiglia, nonostante l’aiuto offerto dai volontari non ha mai voluto aprirsi al dialogo. Nella maggior parte dei casi però, le famiglie coinvolte si dimostrano grate per l’assistenza e ringraziano per il supporto e per il percorso di educazione alla pace a al perdono attraverso cui sono accompagnati.

Il lavoro dei volontari di Operazione Colomba si basa sulla condivisione e sulla creazione di un rapporto di fiducia con le famiglie. Come si preparano i volontari ad approcciarsi a famiglie con storie così delicate e ad entrare nella loro quotidianità?
Prima di partire i volontari seguono un periodo di training di circa una settimana in Italia, ma solo con il lavoro sul campo e con il contatto con le famiglie imparano a gestire le situazioni e i rapporti che si creano. Durante tutto il periodo di intervento i volontari sono sempre seguiti e accompagnati da volontari più esperti dai quali ricevono consigli e aiuto. Spesso il rischio che corrono i volontari è quello di farsi coinvolgere personalmente ed emotivamente nelle vicende e di legarsi troppo alle famiglie con cui sono a contatto. Per questo esistono dei referenti che dall’Italia supportano il lavoro dei volontari e li aiutano a guardare sempre le situazioni dall’esterno e a mantenere un approccio adeguato.

La pratica delle vendette di sangue deriva dal Kanun, un antico codice di leggi. Qual è la percezione del Kanun e della pratica delle vendette di sangue da parte dei giovani?
Il Kanun è diffuso soprattutto nelle zone montuose nel nord dell’Albania, dove i villaggi sono ancora piccoli e non facilmente accessibili. I ragazzi che sono nati e cresciuti in queste aree e che hanno sempre vissuto in zone isolate e lontane da qualsiasi contesto sociale credono nel valore del Kanun e nelle regole di condotta che prevede. Recentemente abbiamo pubblicato sul sito di Operazione Colomba l’esperienza di una volontaria che parlando con dei giovani albanesi si è sentita dire che pratiche come quella delle vendette di sangue fanno parte di ciò che considerano “normale”.

Il fenomeno delle vendette di sangue è molto diffuso nei villaggi di montagna nella regione settentrionale dell’Albania. Qual è la percezione di tale fenomeno nelle città e nel resto del paese?
Se si chiedesse ai cittadini di Scutari di parlare del problema delle vendette di sangue, probabilmente questi risponderebbero che loro non hanno nulla a che fare con questa pratica che è stata portata in città dalle persone “delle montagne”. Operazione Colomba sta facendo un lavoro di monitoraggio dei maggiori giornali locali per scovare episodi di cronaca legati alla pratica delle vendette di sangue e capire la distribuzione geografica di questo fenomeno. Da questi controlli emerge che il problema delle vendette di sangue è diffuso in tutta l’Albania (soprattutto nelle zone periferiche), non solo nei villaggi di montagna del nord. Ciò che cambia è il modo in cui queste situazioni vengono affrontate. Ad esempio, nel sud del paese dove la popolazione è prevalentemente di religione islamica, importante è il ruolo da mediatori svolto dagli imam.

A proposito delle istituzioni locali, quale ruolo hanno o possono avere nella battaglia contro la pratica delle vendette di sangue?
La questione del ruolo delle istituzioni è piuttosto controversa e le loro azioni sono abbastanza contraddittorie. Da un lato le autorità albanesi cercano di nascondere il fenomeno delle vendette di sangue perché considerato fonte di vergogna per il paese. Addirittura, secondo le parole di un rappresentante delle massime istituzioni, le vendette di sangue non esistono. Dall’altro lato, le stesse autorità locali attribuiscono premi e riconoscimenti a insegnanti che nelle classi parlano delle vendette di sangue per sensibilizzare i loro studenti a questo tema delicato. Da parte nostra, con Operazione Colomba collaboriamo spesso con l’Avvocato del Popolo d’Albania (autorità al servizio dei cittadini per la difesa dei diritti e delle libertà).

Operazione Colomba organizza anche campagne ed eventi di sensibilizzazione della società civile sul tema delle vendette di sangue.
Qual è l’importanza e il valore aggiunto del racconto e degli incontri anche nelle scuole?
Oltre al lavoro sul campo con le famiglie, i volontari di Operazione Colomba intervengono, su invito, nelle scuole locali. Recentemente ad esempio sono stati programmati degli incontri nelle scuole di Scutari per sensibilizzare gli studenti al tema della nonviolenza. Inoltre, i volontari lavorano anche con in giovani in alcune parrocchie locali. Dal lavoro nelle parrocchie, ad esempio, è nato il video realizzato da alcuni giovani albanesi che hanno messo in scena le vite di due famiglie coinvolte in una faida mostrando il ruolo dei volontari nell’aiutare le famiglie a perdonarsi e riconciliarsi. *

* Questo video è stato mostrato ai ragazzi delle classi 4°E e 4°F del liceo Da Vinci durante il secondo incontro pre-partenza scorso 21 febbraio.