MOSTAR, SARAJEVO E SREBRENICA 2015, TERZA PARTE

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La terza e ultima parte del diario di viaggio degli studenti del Liceo Musicale e Coreutico di Trento
Leggi il diario di viaggio raccontato dagli studenti al link
Foto di Davide.

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LA LEZIONE DI SARAJEVO, IL MALE PIU’ INGIUSTIFICATO E LA VOGLIA DI RICOMINCIARE INSIEME

Dal 13 al 17 aprile le classi IV A e B del Liceo musicale e coreutico Bonporti hanno partecipato al progetto “La lezione di Sarajevo” in collaborazione con l’associazione Trentino con i Balcani. Durante questa esperienza i ragazzi hanno visitato alcune delle città tristemente note per il conflitto bosniaco degli anni 1992 – 1995 e hanno ascoltato le testimonianze di alcune persone coinvolte nella terribile esperienza della guerra e della prigionia.In particolare mi è rimasta impressa la visita al memoriale di Potocari, con la scioccante visione del cimitero nel quale è stata sepolta gran parte delle vittime del genocidio di Srebrenica che erano state gettate nelle fosse comuni e ora sono state riconosciute.

Una testimonianza che secondo me è stata molto significativa è quella di Muhizim, uomo bosgnacco che ha vissuto l’adolescenza in un clima di guerra e ha dovuto scappare dalla città sotto assedio e nascondersi nei boschi inseguito dai soldati serbo bosniaci. Mi ha molto impressionato il suo racconto pensando che all’epoca aveva solo 17 anni. Questa persona ha avuto un vissuto così difficile e ha assistito all’assassinio di molti uomini riuscendo a portare in salvo anche un bambino di 13 anni e a sopravvivere alla caccia all’uomo da parte dei cani dei militari.

Sono stato molto colpito dal fatto che, dopo una fuga durata per ben 2 mesi, dopo essere riuscito a raggiungere il territorio di Tuzla e aver passato un percorso di recupero in Svizzera, Muhizim sia riuscito a perdonare i nemici, capendo che non poteva continuare ad odiare chi non era direttamente responsabile di quei fatti tragici.

Grazie a questo incontro ho capito che è sbagliata la generalizzazione su una determinata situazione. Per farsi un’idea obiettiva su di essa bisogna riuscire ad interpretarla e giungere ad un giudizio personale più consapevole.
Paolino

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Nel corso di questo viaggio tramite testimonianze dirette, video e visite a luoghi significativi abbiamo assistito alla manifestazione del male più ingiustificato. Sulla base di queste esperienze mi chiedo come sia possibile che in un uomo si possa infondere un odio così violento ed ho concluso che la paura, provocata dalla non conoscenza e dai pregiudizi, porta a giustificare determinate azioni in nome della difesa di se stessi e della propria appartenenza etnica.

Abbiamo conosciuto persone che hanno subìto torture e violenze disumane e nonostante questo sono riuscite a perdonare liberandosi dagli stereotipi e capendo che le responsabilità di pochi non devono cadere su tutto il popolo.
Tommaso

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Nel visitare la città di Sarajevo e nell’alzare lo sguardo sulla parte alta della città, nel vedere le distese di tombe e nel sapere che la maggior parte di quelle lapidi appartengono a persone che sono morte durante il conflitto degli anni ’90, ho riflettuto su quanto sia crudele è inutile la guerra. Quelle migliaia di persone sono morte uccise in modo brutale e mi sono chiesto perché per risolvere le questioni di carattere etnico l’uomo debba ricorrere alla violenza gratuita invece di ricercare una soluzione pacifica. Quando le persone arrivano a scegliere lo scontro non tengono conto delle perdite che tutte le parti subiscono: le città vengono distrutte, gli uomini vengono uccisi, il cibo e i rifornimenti scarseggiano e ciò porta nelle persone che hanno vissuto queste tragiche situazioni traumi pressoché indelebili, che le segnano per tutta la vita. Di fronte a tutto ciò, e sopratutto di fronte a tutte quelle tombe, capisco che cosa comporti il non ricercare di affrontare le questioni in maniera pacifica e l’arrivare invece a scatenare dei conflitti tanto sanguinosi.
Eugenio

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Il viaggio in Bosnia è stato una sorpresa rispetto alle mie aspettative. Questa esperienza ha costituito per me un arricchimento personale importante che mi ha offerto significativi spunti di riflessione.

Le persone del posto che ho avuto la fortuna di incontrare (ex detenuti dei campi di prigionia, ex soldati, giovani ragazzi, …) mostrano chiaramente di essere segnati dalla storia dei Balcani e della guerra che ha sconvolto i loro popoli. Ciò che mi ha colpito maggiormente è la loro voglia di raccontare con grande passione l’esperienza che hanno vissuto e di far conoscere a tutti le loro storie. I loro ideali di riconciliazione e dialogo come soluzione ai conflitti mi hanno davvero impressionato facendomi riflettere molto. Questi incontri con persone che hanno vissuto la guerra mi hanno per la prima volta fatto immedesimare completamente in situazioni impossibili da comprendere appieno in quanto disumane e così distanti da noi. Porterò sempre dentro di me questa esperienza che ha cambiato il mio modo di pensare.
Martino

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Non sapevo davvero cosa aspettarmi da questo viaggio nelle terre della Bosnia, così tanto provata dalla guerra e così tanto sconosciuta agli occhi di molti. Grazie a tutte le persone che ci hanno aiutato attraverso il percorso di preparazione svolto a scuola, sono riuscito a farmi un’idea molto generale della situazione che si è creata prima, durante e dopo la guerra nell’ormai ex Jugoslavia. Sono venuto a conoscenza di avvenimenti fondamentali che hanno aggiunto molte pagine alla storia dei Balcani, ma soprattutto alle riflessioni sulla possibilità di una pacifica convivenza tra differenti culture. Penso che vedere con i propri occhi i luoghi della tragedia e ascoltare i racconti di chi l’ha vissuta in prima persona sia stato fondamentale, perché imparare solo dai libri e dai telegiornali non può essere coinvolgente allo stesso modo. Tantissimi abitanti di questi luoghi fanno ogni giorno uno sforzo enorme per cercare di non ripetere gli errori che hanno portato a quel terribile massacro che è la guerra e per cercare di curare le evidenti ferite, spesso ancora aperte. Sicuramente questa è un’esperienza che porterò nel cuore con orgoglio.
Davide

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Durante l’esperienza di viaggio in Bosnia Erzegovina abbiamo avuto modo di conoscere in maniera più approfondita l’importante ruolo che hanno avuto le donne nel contesto della guerra e la loro grande forza. Infatti si occupavano loro di portare avanti l’educazione dei figli e della sopravvivenza dell’intero nucleo familiare.

La tenacia ha permesso loro di ricostruire mattone dopo mattone la propria vita e di affrontare la situazione in modo davvero ammirevole. Nonostante le sofferenze causate dal conflitto, nonostante la perdita dei propri cari e delle persone che amavano, queste donne sono riuscite a trovare la forza di ricominciare, di andare avanti e di aiutare a vivere chi ormai non trovava più la forza di farlo. Questa grande tenacia si percepisce tuttora e penso che noi tutti dovremmo prendere esempio.

Elisa

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