MOSTAR, SARAJEVO E SREBRENICA 2015, PRIMA PARTE

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Il diario di viaggio degli studenti del Liceo Musicale e Coreutico di Trento

MOSTAR, CITTA’ DALLE MILLE CONTRADDIZIONI

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Lunedì 13 aprile
Una passeggiata nella stari grad di Mostar, il centro storico mi ha lasciato incredulo. In una realtà molto piccola sono in contatto più culture e religioni. Allora mi sono chiesto: “Perché la guerra negli anni ’90? La diversità può diventare un problema così grande?”
Nei dintorni si respira un’aria di abbandono, di un percorso di ripresa molto più difficile sia dal punto di vista materiale che dal punto di vista dell’incontro delle diverse parti. Il contrasto con la cura della stari grad, visitata da migliaia di turisti ogni anno, mi ha fatto pensare che quella perfezione e armonia non siano poi così vere ma siano il racconto di qualche cosa ancora in costruzione.

Tommaso

“SARAJEVO MON AMOUR”

Martedì 14 aprile
Al mattino abbiamo avuto la fortuna di conoscere una persona molto importante per la storia recente della città Sarajevo: l’ex generale dell’esercito bosniaco Jovan Divjak, che difese la città di Sarajevo durante l’assedio.

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Considerato un traditore dai serbi e un eroe dai bosgnacci è un uomo che racchiude in se le contraddizioni che hanno caratterizzato la storia recente dei Balcani. Noi preferiamo definirlo un “giusto al tempo del male”. Anche se i suoi grandi sforzi per difendere i cittadini di Sarajevo dall’assedio possono essere definiti eroici, Divjak ama definirsi una persona normale, che da vent’anni guida l’associazione Obrazovanje gradi BiH (“L’istruzione costruisce la Bosnia”) di cui è fondatore. Una realtà che che si batte per promuovere il diritto all’istruzione, fornendo borse di studio per chi non ha le risorse sufficienti. L’incontro è stato molto interessante e utile per capire meglio, attraverso la voce di una persona che ha vissuto il conflitto, le dinamiche assurde della guerra di Bosnia.

Al pomeriggio abbiamo potuto ascoltare attraverso i racconti di Daniele Bombardi (coordinatore Caritas Italiana in Bosnia Erzegovina) le vicende della città da ponte a ponte, per undici passi nella storia e nell’attualità. Dalla biblioteca a Gavilo Princip fino ad arrivare alle due prime vittime dell’assedio, a Romeo e Giulietta di Sarajevo e al ricordo di Moreno Locatelli. Un percorso tra storia, dolore, violenza e amore.

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Gioele

DIALOGO INTERRELIGIOSO
Mercoledì 15 aprile

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Questa mattina abbiamo visitato i principali luoghi di culto di Sarajevo: la chiesa cattolica, la chiesa ortodossa, la sinagoga e la moschea. Ci hanno accompagnati i ragazzi del Consiglio Interreligioso. E’ stata un’opportunità importante per comprendere che, al contrario di quanto si pensi, ci sono giovani che si impegnano per promuovere il rispetto e l’incontro tra le diverse comunità religiose. C’è da dire però che nei paesi più piccoli e nelle zone rurali, il pregiudizio è spesso più presente. Paradossalmente sembra che le nuove generazioni diano sempre più peso all’appartenza etnica e religiosa. I giovani rappresentanti del Consiglio Interreligioso ci hanno illustrato anche i vari progetti di tipo culturale e sociale portati avanti negli anni con l’obiettivo di far incontrare e lavorare insieme bambini e ragazzi delle diverse comunità.
L’esperienza di oggi è stata sicuramente positiva e siamo convinti che le persone incontrate oggi siano dei validi esempi di impegno civile e dovrebbero ricevere maggiore attenzione.

Giovanni e Vittoria

“LA NOSTRA SOFFERENZA E’ STATA UGUALE”
Mercoledì 15 aprile

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“Questo vuole essere un messaggio di pace e riconciliazione”. E’ cominciato così l’incontro di oggi pomeriggio. A testistimoniare erano tre uomini bosniaci appartenenti alle tre comunità che durante il conflitto si sono contrapposte: Andjelko, Janko e Amias. Ci hanno raccontato le loro difficili esperienze vissute durante la guerra.

Le testimonianze sono state emozionanti e toccanti, e i loro racconti mi hanno completamente coinvolto e fatto riflettere. Credo che l’incontro con queste tre persone molto coraggiose e disponibili nel parlare con noi, si sia rivelato una grande opportunità per il nostro gruppo, per capire ciò che è veramente successo e quanto sia assurda la guerra vista così, nella concretezza della vita.
Il messaggio che ci è arrivato è di pace e di perdono difficile ma possibile ed ha sottolinearlo sono le frase dette da uno dei tre testimoni: “tutto quello che fai fallo per amore. Questo mio racconto accoglietelo come un gesto d’amore” e “sono contento che nonostante tutto ciò che ho vissuto, non sono diventato un mostro ma sono
rimasto un uomo”

Denis